Il ruolo della vitamina D nelle malattie dermatologiche

Mattia Mazzariol, Paolo Gisondi

Dipartimento di Medicina, Sezione di Dermatologia e Venereologia, Università di Verona

DOI 10.30455/2611-2876-2023-5

La vitamina D è di grande interesse anche in ambito dermatologico. Tra questa e la cute esiste un duplice rapporto, infatti, da un lato è sintetizzata dai cheratinociti in risposta all’esposizione solare e dall’altro agisce attivamente sulla cute stessa. A tale processo bidirezionale è stato dato il nome di sistema fotoendocrino della vitamina D.

Da un punto di vista biochimico la cute sintetizza il pro-ormone vitamina D3 (colecalciferolo) attraverso l’interazione tra 7-deidrocolesterolo e la luce ultravioletta. Tale processo riesce a soddisfare fino all’80% del nostro fabbisogno giornaliero. Numerosi sono i fattori che influenzano la capacità della cute di sintetizzare la vitamina D e tra i più importanti ci sono latitudine, stagionalità, fototipo e modalità di esposizione solare. Una percentuale minoritaria del fabbisogno, pari al 20%, è assunta tramite l’alimentazione in forma di vitamina D2 (ergocalciferolo), presente in frutta e verdura, e vitamina D3, contenuta in quantità elevate soprattutto in salmone e aringa. La vitamina D3, biologicamente inattiva, viene convertita a livello epatico in 25-idrossi-vitamina D3 (calcifediolo), la forma maggiormente presente nel circolo sistemico. Il calcifediolo è nuovamente idrossilato a livello renale in 1,25-diidrossi-vitamina D3 (calcitriolo) la quale, interagendo con specifici recettori nucleari, denominati Vitamin D Receptor (VDR), è il principale mediatore degli effetti biologici di questa molecola.

La vitamina D svolge attività fondamentali sul tessuto osseo, regolando l’omeostasi fosfo-calcica e una carenza della stessa causa osteomalacia, osteoporosi e maggiore predisposizione a fratture ossee. 

Gli effetti di questa vitamina non sono tuttavia limitati allo scheletro e si hanno crescenti evidenze sulle sue ubiquitarie proprietà antiproliferative e immunomodulanti. Una carenza di vitamina D è stata documentata in diverse patologie cardiovascolari, oncologiche, neurologiche, autoimmuni e infettive. 

Di particolare interesse sono le molteplici funzioni che la vitamina D esplica a livello cutaneo. Agendo sui cheratinociti mediante un meccanismo autocrino e paracrino, ne controlla la differenziazione e la proliferazione e ne stimola la produzione di ceramidi, che sono dei lipidi essenziali per mantenere l’idratazione cutanea. La vitamina D svolge, inoltre, un ruolo importante nella difesa contro le infezioni cutanee inducendo la produzione di peptidi antimicrobici, quali catelicidina LL-37 e beta-defensina. La vitamina D esercita una rilevante funzione immunomodulatoria, inibendo la presentazione antigenica da parte delle cellule di Langerhans e la proliferazione sia di linfociti B che T, inducendo complessivamente uno shift da una risposta di tipo Th1 a una risposta Th2. Inibisce la produzione di citochine proinfiammatorie, quali IL-1, -6, -8, -12, TNF-alfa e interferon-gamma, inducendo invece la produzione di citochine antinfiammatorie, quali IL-10, e la differenziazione di cellule T regolatorie. 

Tra le principali patologie dermatologiche associate a deficit di vitamina D sono comprese sia le neoplasie della cute sia alcune tra le più frequenti patologie immunomediate, quali la dermatite atopica, la psoriasi e la vitiligine. 

 

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